Il dolore dell’anima

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Incredibile come il dolore dell’anima

non venga capito.

Se ti becchi una pallottola o una scheggia

si mettono subito a strillare,se ti rompi

una gamba te la ingessano, se hai la gola

infiammata ti danno le medicine.

Se hai il cuore a pezzi e sei così disperato

che non ti riesce aprir bocca, invece,

non se ne accorgono neanche.

Eppure il dolore dell’anima è una malattia

molto più grave della gamba rotta e

della gola infiammata, le sue ferite sono assai

più profonde e pericolose di quelle procurate

da una pallottola o da una scheggia.

Sono ferite che non guariscono quelle,

ferite che ad ogni pretesto

ricominciano a sanguinare.

                       Oriana Fallaci.

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Se fosse vero…

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Se fosse vero che due anime camminano

congiunte, senza che i corpi si conoscano;

Se fosse vero

che si sono toccate da sempre, che bevvero

la stessa luce,che lo stesso destino le culla;

Se fosse vero che son foglie dello stesso

arbusto,eterno e verde;

Se fosse vero che il loro trionfo si compie il di

che avranno gli occhi dell’anima gemella

fissi nella loro carne presente;

Se tutto ciò fosse vero,

come mai quel giorno di settembre

non ti cercai, chiamai, portai;

Come mai ignoravo che esistessi,

Come mai non trattenni la stella che

t’arrossava la fronte;

Come mai potevo cantare

sotto la fiamma del ponente;

Come mai poteva non esistere

il tuo passato di ora, che mi doleva,

Come ha potuto essere;

E come non lo impedii, con unghie, denti,

cuore…

                     

                  Josè Hierro

cuore rosso

 

Il grande bambù

  

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“ C’era una volta un bellissimo e meraviglioso giardino. Era situato a ovest del paese, in mezzo al grande regno. Il Signore di questo giardino aveva l’abitudine di farvi una passeggiata ogni giorno, quando il caldo della giornata era più forte.

C’era in questo giardino un bambù di aspetto nobile. Era il più bello di tutti gli alberi del giardino e il Signore amava questo bambù più di tutte le altre piante. Anno dopo anno, questo bambù cresceva e diventava sempre più bello e più grazioso. Il bambù sapeva bene che il Signore lo amava e ne godeva.

Un bel giorno il Signore si avvicinò al suo albero amato e l’albero,in grande venerazione, chinò la sua testa: Il Signore gli disse: “ Caro bambù, ho bisogno di te” Sembrò al bambù che fosse venuto il giorno di tutti i giorni, il giorno per cui era nato. Con grande gioia ma a bassa voce il bambù rispose: Oh Signore, sono pronto: Fa di me l’uso che vuoi! “.

“ Bambù – la voce del Signore era addolorata – per usarti devo abbatterti”; il bambù fu spaventato, molto spaventato: “ Abbattere me, Signore, che hai fatto diventare il più bel albero di tutto il giardino? No, per favore, no! Usami per la tua gioia, Signore, ma, per favore, non abbattermi “:

Mio caro bambù – disse il Signore, e la sua voce era più triste – se no posso abbatterti non posso usarti”.

Nel giardino ci fu allora un grande silenzio. Il vento non tirava più, gli uccelli non cantavano più. Lentamente, molto lentamente, il bambù chinò ancora di più la sua testa meravigliosa. Poi sussurrò: Signore, se non puoi usarmi senza abbattermi, fa di me quello che vuoi e abbattimi”.

“Mio caro bambù – disse di nuovo il Signore – non devo solo abbatterti, ma anche tagliarti le foglie ed i rami”, “ Oh Signore –disse il bambù- non farmi questo: lasciami almeno le foglie e i miei rami”. Se non posso tagliarti, non posso usarti”.

Allora il sole si nascose gli uccelli ansiosi volarono via, il bambù tremò e disse, appena udibile: Signore tagliali!”

“Mio caro bambù, devo farti ancora di più. Devo spaccarti in due e strapparti il cuore. Se non posso farti questo non posso usarti”. Il bambù non potè più parlare. Si chinò a terra.

Così il Signore del giardino abbattè il bambù, tagliò i rami, levò le foglie, lo spaccò in due e ne estirpò il cuore. Poi portò il bambù alla fonte di acqua fresca vicino ai suoi campi inariditi. Là, delicatamente, il Signore dispose l’amato bambù a terra: un’estremità del tronco la collegò alla fonte; l’altra la diresse verso il campo arido. La fonte dava acqua, l’acqua si riversava sul campo che aveva tanto aspettato. Poi fu piantato il riso, i giorni passarono, la semenza crebbe e il tempo della raccolta venne.

Così il grande bambù divenne realmente una grande benedizione in tutta la sua povertà e umiltà.

Quando era ancora grande e bello e grazioso, viveva e cresceva soltanto per se stesso e amava la propria bellezza. Al contrario ora, nella sua condizione di povertà, era divenuto un canale, che il Signore usava per rendere fecondo il suo regno.

                                    ( da un racconto popolare cinese )

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Il dono

Giorgione  – Col Tempo –

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Si fece una gran festa alla corte del Re, per celebrare il suo

ingresso nella città capitale. Il Re riceveva nel salone delle feste

i doni e gli omaggi. Erano tutti doni preziosi: armi cesellate, coppe

d’argento, tessuti di broccato ricamati d’oro. Il corteo dei

donatori stava esaurendosi, quando apparve, zoppicando e

appoggiandosi pesantemente ad un bastone, una vecchia contadina

con i pesanti zoccoli di legno.  In silenzio trasse dalla gerla

un pacchetto accuratamente avvolto in un telo.

Uno scoppio di risate accompagnò il movimento della donna che

depose ai piedi del trono il dono: una matassa di lana bianca,

ricavata dalle due pecore che erano tutta la sua fortuna e filata

nelle lunghe sere d’inverno.

Senza una parola, il Re  si chinò dignitosamente poi diede il segnale

di incominciare la festa mentre l’anziana contadina attraversava

lentamente la sala, scorticata dalle occhiate beffarde dei

cortigiani. Riprese penosamente il suo lungo cammino,

di notte per tornare alla sua baita costruita nella foresta reale

dove fino a quel momento la sua presenza era stata tollerata.

Ma quando arrivò in vista della sua casa si fermò invasa dal panico.

La baita era circondata dai soldati del Re.

Stavano piantando dei picchetti tutt’intorno alla povera abitazione,

e sui paletti stendevano il filo di lana bianca.

“Mio Dio”  pensò la povera donna, con il cuore piccolo piccolo,

“ il Re si è offeso per il mio dono… Le guardie mi arresteranno

e mi porteranno in prigione…”

Quando la vide, il comandante delle guardie si inchinò

cortesemente e disse; “Signora per ordine del nostro buon Re,

tutta la terra che può essere circondata dal vostro filo d’ora in poi

vi appartiene”   Il perimetro della sua nuova proprietà

corrispondeva esattamente alla lunghezza della sua

matassa di lana.

Aveva ricevuto con la stessa misura con cui aveva donato.

( dalla rete )

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Massimo Recalcati

Ciao tempo

                                 dipinto  – Antonio Fontanesi –

Antonio Fontanesi (23 February 1818 - 17 April 1882) (27)

Ciao Tempo! Ti ho visto portare via

il bene e il male.

Ti ho ascoltato passare in un silenzio assordante,

impotente di fronte ai tuoi rintocchi.

Sei stato breve nei momenti più belli e troppo lento

a passare dentro i vuoti bagnati di lacrime.

Ti ho visto fermarti troppo presto laddove di tempo

per vivere ce n’era e tanto.

Ti ho preso in prestito spesso,facendoti mio,

per dedicarti a chi amavo e ti ho tenuto stretto a me

per non rischiare più di sprecarti invano.

Ti ho amato anche quando,in modo breve,

ti sei colorato di emozioni e gioie.

Ti dico grazie Tempo

anche per le volte che ti sei fermato davanti a me

per dirmi: “ Rialzati e vai!

Perchè io devo passare! “

.      S. Nelli.

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Verità e Menzogna

           “La Verità che esce dal pozzo”di Jean-Lèon Gèròme.

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Secondo una leggenda del diciannovesimo

secolo,la verità e la menzogna un giorno

si incontrarono.

La Menzogna disse alla Verità:

“ Oggi è una giornata meravigliosa !! “

La Verità guardò verso il cielo e sospirò,perchè

la giornata era davvero bella.

Trascorsero molto tempo insieme,arrivando infine

accanto a un pozzo.

La Menzogna disse alla Verità: “ l’acqua è molto

bella, facciamo un bagno insieme !!”

La Verità ancora una volta sospettosa, mise alla

prova l’acqua e scoprì che era davvero molto bella,

A quel punto si spogliarono e iniziarono

a fare il bagno.

Improvvisamente, la Menzogna uscì dall’acqua,

e indossando i vestiti della Verità fuggi via.

La Verità furiosa, uscì dal pozzo e rincorse

la Menzogna per riprendersi i vestiti.

Ma il mondo,vedendo la Verità nuda,distolse

lo sguardo,con rabbia e disprezzo.

La povera Verità ritornò al pozzo e scomparve

per sempre, nascondendo la sua vergogna.

Da allora, la Menzogna gira per il mondo,

vestita come la Verità, soddisfacendo

i bisogni della società… perchè il mondo,

in ogni caso non nutre alcun desiderio

di incontrare la Verità nuda.

.       dal Web.

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Poesia

                                                               dipinto : Vladimir Volegov

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Noi leggiamo e scriviamo poesie perchè è carino.

Noi leggiamo e scriviamo poesie perchè siamo

membri della razza umana. E la razza umana

è piena di passione : Medicina, legge, economia,

ingegneria, Sono nobili professioni, necessarie

al nostro sostentamento.

Ma la poesia, la bellezza, il romanticismo,

l’amore, sono queste le cose che ci tengono in vita.

                   dal film “L’attimo fuggente”

Swans

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