La farfalla blu

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Immagine

Quercia spezzata

La grande quercia della cantina la marchesa - Puglia

Come ti hanno, albero, spezzato,

Come stai dritto nella tua stranianza!

Mille volte hai sopportato

finchè furono in te tenacia e volontà!

Io ti somiglio, con le mie ferite,

non ho tradito la vita offesa

e ogni giorno dalle asprezze subite

alzo ancora la fronte nella luce.

Quanto c’era in me di dolce e delicato

il mondo l’ha ferito a morte.

Ma la mia natura è indistruttibile,

sono appagato, soddisfatto,

paziente metto nuove foglie

sul ramo spezzato mille volte,

e a dispetto del dolore resto

innamorato in questo pazzo mondo

.

         Hermann Hesse.

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Pensa come un albero

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Assorbi il sole

Dichiara la magia della vita

Sii aggraziato nel vento

Rimani dritto dopo una tempesta

Sentiti rinnovato dopo la pioggia

Cresci forte senza farti notare

Sii forte per ogni stagione

Dai riparo agli estranei

Resisti a un periodo freddo

Rinasci al primo segnale di primavera

Affonda le radici mentre tenti

di raggiungere il cielo

Rimani quieto abbastanza da sentire

le tue foglie frusciare.

.        Karem Shragg.

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Se cerco…

                           dipinto –Alexander Averin –

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Se cerco tra i miei ricordi

quelli che mi hanno lasciato un

gusto durevole.

Se faccio il bilancio delle ore

che hanno contato.

Immancabilmente ritrovo quelle

che nessuna ricchezza

mi avrebbe procurato.

.

             Antoine De Saint Exupery

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C’è tempo

Le parole…

                     Morgan Weistlng

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Non è vero che le parole non contano.

Le parole accarezzano, graffiano,

e qualche volta uccidono.

Poi ci sono quelle che mancano, che non

arrivano, che fanno male

per non essere state pronunciate.

.

              Angelo De Pascalis

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Il dolore dell’anima

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Incredibile come il dolore dell’anima

non venga capito.

Se ti becchi una pallottola o una scheggia

si mettono subito a strillare,se ti rompi

una gamba te la ingessano, se hai la gola

infiammata ti danno le medicine.

Se hai il cuore a pezzi e sei così disperato

che non ti riesce aprir bocca, invece,

non se ne accorgono neanche.

Eppure il dolore dell’anima è una malattia

molto più grave della gamba rotta e

della gola infiammata, le sue ferite sono assai

più profonde e pericolose di quelle procurate

da una pallottola o da una scheggia.

Sono ferite che non guariscono quelle,

ferite che ad ogni pretesto

ricominciano a sanguinare.

                       Oriana Fallaci.

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Se fosse vero…

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Se fosse vero che due anime camminano

congiunte, senza che i corpi si conoscano;

Se fosse vero

che si sono toccate da sempre, che bevvero

la stessa luce,che lo stesso destino le culla;

Se fosse vero che son foglie dello stesso

arbusto,eterno e verde;

Se fosse vero che il loro trionfo si compie il di

che avranno gli occhi dell’anima gemella

fissi nella loro carne presente;

Se tutto ciò fosse vero,

come mai quel giorno di settembre

non ti cercai, chiamai, portai;

Come mai ignoravo che esistessi,

Come mai non trattenni la stella che

t’arrossava la fronte;

Come mai potevo cantare

sotto la fiamma del ponente;

Come mai poteva non esistere

il tuo passato di ora, che mi doleva,

Come ha potuto essere;

E come non lo impedii, con unghie, denti,

cuore…

                     

                  Josè Hierro

cuore rosso

 

Il grande bambù

  

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“ C’era una volta un bellissimo e meraviglioso giardino. Era situato a ovest del paese, in mezzo al grande regno. Il Signore di questo giardino aveva l’abitudine di farvi una passeggiata ogni giorno, quando il caldo della giornata era più forte.

C’era in questo giardino un bambù di aspetto nobile. Era il più bello di tutti gli alberi del giardino e il Signore amava questo bambù più di tutte le altre piante. Anno dopo anno, questo bambù cresceva e diventava sempre più bello e più grazioso. Il bambù sapeva bene che il Signore lo amava e ne godeva.

Un bel giorno il Signore si avvicinò al suo albero amato e l’albero,in grande venerazione, chinò la sua testa: Il Signore gli disse: “ Caro bambù, ho bisogno di te” Sembrò al bambù che fosse venuto il giorno di tutti i giorni, il giorno per cui era nato. Con grande gioia ma a bassa voce il bambù rispose: Oh Signore, sono pronto: Fa di me l’uso che vuoi! “.

“ Bambù – la voce del Signore era addolorata – per usarti devo abbatterti”; il bambù fu spaventato, molto spaventato: “ Abbattere me, Signore, che hai fatto diventare il più bel albero di tutto il giardino? No, per favore, no! Usami per la tua gioia, Signore, ma, per favore, non abbattermi “:

Mio caro bambù – disse il Signore, e la sua voce era più triste – se no posso abbatterti non posso usarti”.

Nel giardino ci fu allora un grande silenzio. Il vento non tirava più, gli uccelli non cantavano più. Lentamente, molto lentamente, il bambù chinò ancora di più la sua testa meravigliosa. Poi sussurrò: Signore, se non puoi usarmi senza abbattermi, fa di me quello che vuoi e abbattimi”.

“Mio caro bambù – disse di nuovo il Signore – non devo solo abbatterti, ma anche tagliarti le foglie ed i rami”, “ Oh Signore –disse il bambù- non farmi questo: lasciami almeno le foglie e i miei rami”. Se non posso tagliarti, non posso usarti”.

Allora il sole si nascose gli uccelli ansiosi volarono via, il bambù tremò e disse, appena udibile: Signore tagliali!”

“Mio caro bambù, devo farti ancora di più. Devo spaccarti in due e strapparti il cuore. Se non posso farti questo non posso usarti”. Il bambù non potè più parlare. Si chinò a terra.

Così il Signore del giardino abbattè il bambù, tagliò i rami, levò le foglie, lo spaccò in due e ne estirpò il cuore. Poi portò il bambù alla fonte di acqua fresca vicino ai suoi campi inariditi. Là, delicatamente, il Signore dispose l’amato bambù a terra: un’estremità del tronco la collegò alla fonte; l’altra la diresse verso il campo arido. La fonte dava acqua, l’acqua si riversava sul campo che aveva tanto aspettato. Poi fu piantato il riso, i giorni passarono, la semenza crebbe e il tempo della raccolta venne.

Così il grande bambù divenne realmente una grande benedizione in tutta la sua povertà e umiltà.

Quando era ancora grande e bello e grazioso, viveva e cresceva soltanto per se stesso e amava la propria bellezza. Al contrario ora, nella sua condizione di povertà, era divenuto un canale, che il Signore usava per rendere fecondo il suo regno.

                                    ( da un racconto popolare cinese )

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